Se dovessimo indicare un solo punto da cui cominciare a conoscere Catania, sarebbe questo. Piazza del Duomo non è soltanto la piazza principale: è il documento in cui la città ha scritto la propria rinascita dopo il terremoto del 1693, con la pietra lavica del vulcano usata come materiale da costruzione e come dichiarazione di identità. Dall'appartamento si arriva in una decina di minuti a piedi, camminando fra i vicoli del centro storico, e la prima impressione difficilmente si dimentica.
Il cuore geometrico della città ricostruita
Piazza del Duomo è il punto in cui Catania si racconta per intero. Dopo il terremoto del 1693 che rase al suolo gran parte della Sicilia orientale, la città fu ricostruita secondo un piano regolare e questa piazza ne divenne il fulcro: da qui si dipartono via Etnea verso nord e la discesa verso il porto. L'architetto Giovanni Battista Vaccarini ne disegnò l'assetto attuale, alternando la pietra lavica scura al calcare chiaro in un contrasto che ritroverete in tutto il centro storico. Dall'appartamento la si raggiunge in circa dieci minuti a piedi, ed è il modo migliore per iniziare a orientarsi.
Il liotru, l'elefante che dà il nome alla città
Al centro della piazza c'è la Fontana dell'Elefante, che i catanesi chiamano semplicemente liotru. L'elefante è scolpito in pietra lavica e la tradizione lo fa risalire all'età romana; sul dorso porta un obelisco egizio in granito, sormontato da simboli cristiani legati a Sant'Agata. Vaccarini lo compose nella forma attuale nel Settecento. È il simbolo civico di Catania: lo troverete riprodotto sugli stemmi, sui tombini e su buona parte dei souvenir. Girargli intorno con calma, guardando l'obelisco contro il cielo, è uno di quei gesti da fare appena arrivati.
La Cattedrale di Sant'Agata
Sul lato est della piazza si apre la Cattedrale, dedicata alla patrona della città. La facciata, anch'essa opera di Vaccarini, alterna colonne in granito di recupero e marmi chiari su un basamento di pietra lavica. All'interno riposano le spoglie di Sant'Agata e si trova la tomba di Vincenzo Bellini, il compositore catanese. L'ingresso alla chiesa è libero, mentre per alcuni ambienti e per il museo diocesano possono valere orari e biglietti separati: conviene verificare sui canali ufficiali prima di andare, perché gli orari cambiano con le stagioni e le celebrazioni.
Palazzi, portali e pietra lavica
Intorno alla piazza si affacciano il Palazzo degli Elefanti, sede del Comune, e il Palazzo dei Chierici, collegato alla Cattedrale da un arco. Osservate i portali: la pietra lavica non è solo un materiale locale, è la firma visiva di Catania, e il modo in cui viene alternata al calcare bianco definisce il ritmo delle facciate. Poco distante, la Fontana dell'Amenano segna l'ingresso alla Pescheria: l'acqua che scende a velo dà il nome popolare di acqua a linzolu.
Come viverla senza fretta
La piazza cambia completamente a seconda dell'ora. La mattina presto è attraversata da chi va al mercato, a metà giornata si riempie di turisti e passeggio, la sera diventa un luogo di ritrovo. Se avete un solo momento a disposizione, sceglietela al tramonto, quando la luce radente accende il contrasto fra la pietra scura e i marmi. Dall'appartamento vale la pena tornarci più volte durante il soggiorno: è a pochi minuti a piedi e ogni volta ha un'atmosfera diversa.
La Fontana dell'Amenano e il fiume che non si vede
Sul lato sud della piazza, quasi nascosta, c'è la Fontana dell'Amenano. Prende il nome dal fiume che scorre sotto la città e che riemerge proprio qui: l'acqua cade a velo, e i catanesi la chiamano per questo acqua a linzolu, acqua a lenzuolo. È anche la soglia naturale della Pescheria, che si apre pochi metri più in basso. Il fatto che un fiume sotterraneo attraversi il centro è uno di quei dettagli che spiegano perché Catania sia una città con più strati di quanti se ne vedano in superficie.
Un consiglio per la fotografia
La piazza è difficile da fotografare a metà giornata: il sole alto appiattisce il contrasto fra la pietra lavica e i marmi chiari, che è esattamente la cosa che la rende interessante. Provate all'alba o nell'ora che precede il tramonto, quando la luce radente restituisce profondità ai prospetti. Un altro punto di vista che funziona è dal basso, all'altezza della fontana, con la Cattedrale sullo sfondo.
Perche la pietra e nera
Il tratto che colpisce di più chi arriva a Catania per la prima volta è il colore. Basoli, portali, basamenti, cornici: gran parte della città e costruita in pietra lavica, il materiale che l'Etna ha messo a disposizione in abbondanza nel corso dei secoli. Non fu una scelta estetica ma una necessita economica: dopo il terremoto del 1693 bisognava ricostruire in fretta e la materia prima era letteralmente sotto i piedi. Con il tempo quella necessita e diventata linguaggio, e gli architetti della ricostruzione hanno imparato a giocare sul contrasto fra il nero della lava e il bianco del calcare di Siracusa, alternandoli nelle cornici, nei portali e nelle facciate. Piazza del Duomo è il punto in cui questa grammatica raggiunge la massima densita: guardate il basamento della Cattedrale, i gradini, il bordo della fontana. Una volta che l'occhio si abitua a leggere questo alternarsi, il resto del centro storico diventa molto più interessante, perché si comincia a distinguere fra gli edifici della ricostruzione settecentesca e gli inserimenti successivi.
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