La cavea del Teatro romano di Catania incastonata fra i palazzi
Teatro romano di Catania — foto: GiovanniPen · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

A Catania i monumenti antichi non stanno dentro recinti isolati: stanno dentro il quartiere, con le case costruite sopra. Il Teatro greco-romano è il caso più evidente, una cavea di epoca romana su impianto greco che spunta fra i muri delle abitazioni di via Vittorio Emanuele. È a pochi minuti a piedi da casa ed è probabilmente il sito che spiega meglio come funziona questa città.

Un teatro dentro il quartiere

Il Teatro romano di Catania è uno dei siti archeologici più particolari della città, perché non si trova in un'area isolata ma è incastrato dentro l'edilizia del centro storico. Sopra e attorno alla cavea sono state costruite abitazioni, alcune delle quali poggiano direttamente sulle strutture antiche. Il risultato è un colpo d'occhio insolito: gradinate in pietra lavica che spuntano fra i muri delle case.

Greco o romano

Il nome corrente ricorda entrambe le fasi. Il sito sorge su un impianto di età greca, ma quello che si vede oggi appartiene in gran parte alla ricostruzione romana, con la cavea, i corridoi anulari e le sostruzioni. Percorrendo gli ambienti coperti si riconosce bene la tecnica costruttiva, con l'alternanza fra pietra lavica e laterizio.

L'Odeon

Accanto al teatro si trova l'Odeon, un edificio più piccolo destinato a esibizioni musicali e prove. La visita ai due monumenti è normalmente collegata. C'è anche una casa storica all'interno dell'area, la Casa Liberti, recuperata come spazio espositivo: racconta la stratificazione di questo pezzo di città meglio di qualsiasi pannello.

Informazioni pratiche

L'ingresso si trova lungo via Vittorio Emanuele II, a pochi minuti a piedi dall'appartamento. Orari e biglietti sono gestiti dagli enti competenti e cambiano nel corso dell'anno: verificate sui canali ufficiali. Il percorso comprende tratti in pietra irregolare e qualche gradino: scarpe comode consigliate.

Perché merita

Non è il teatro antico più grande della Sicilia e non ha la scenografia di Taormina. Ma racconta una cosa che gli altri non raccontano: come una città viva si costruisce sopra sé stessa per venti secoli, senza soluzione di continuità. Per chi alloggia nel centro storico è una visita breve e a portata di piede.

La Casa Liberti

Dentro l'area archeologica si trova la Casa Liberti, un'abitazione ottocentesca costruita sopra le strutture antiche è poi recuperata come spazio espositivo. È il punto in cui la stratificazione diventa visibile a occhio nudo: si passa da un salotto borghese alle sostruzioni romane in pochi passi. Racconta la storia del sito meglio di qualsiasi pannello didattico.

Il quartiere sopra il teatro

Uscendo, guardate le case che circondano la cavea: molte poggiano direttamente sulle gradinate, con i muri che seguono la curva del teatro. Fino a pochi decenni fa buona parte del monumento era completamente inglobata nell'edilizia e gli scavi hanno progressivamente liberato gli ambienti. È un lavoro ancora in corso, e questo rende il sito diverso a ogni visita a distanza di anni.

Cosa si e scoperto scavando

Gli scavi nell'area del teatro sono andati avanti a fasi alterne per oltre un secolo e non sono conclusi. Il problema, in un sito completamente inglobato nell'edilizia storica, e che ogni avanzamento richiede l'acquisizione e lo svuotamento di immobili privati costruiti sopra le strutture antiche. Cio che è emerso finora comprende buona parte della cavea, i corridoi anulari di accesso, tratti dell'orchestra e ambienti di servizio; sotto il livello dell'orchestra scorre inoltre una delle diramazioni del fiume Amenano, che periodicamente allaga la parte più bassa del sito. E anche per questo che alcune zone sono visitabili solo in determinate condizioni. Il risultato complessivo e un monumento che si legge a pezzi, ma proprio questa frammentarieta racconta qualcosa di preciso: a Catania l'antico non è mai stato messo da parte, e sempre stato riutilizzato, e la città moderna è cresciuta letteralmente dentro quella romana.

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